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"Non è possibile una rappresentazione, una narrazione di questo presente che attraversiamo senza dare voce e corpo a attori e attrici con disabilità o con vissuti particolarmente complessi. Essi incarnano più che mai il momento storico in cui stiamo vivendo. Le persone che danno vita all’azione performativa sono prima di tutto performers. La disabilità, la vulnerabilità, nello spazio scenico, nella vita generata dall’azione teatrale, assumono un nuovo significato, che contribuisce a ridisegnare una differente e più illuminata visione artistica e politica delle differenze. E’ per questo che parlo di differenti predisposizioni piuttosto che di disabilità."
 

 

89° congresso dell'Acfas
dal 9 al 13 maggio 2022
Università Laval

Martina Palmieri 

Gruppo Elettrogeno
Per un teatro di interazione sociale

Amuri: Prove & Fotografia

Potremmo chiamare questa serie di fotografie scattate durante le prove di uno spettacolo ispirato al Simposio di Platone: L’amore ai tempi del Covid19, parafrasando G.G. Marquez. 

Lo spettacolo è poi diventato Amuri.

Le mascherine — indossate da chi lo desiderava — riflettevano lo stato di allerta e diffidenza in cui vivevamo 

ancora. Parlare d’amore, anche fisico, era quasi una sfida, una 

delle tante accettate da Gruppo Elettrogeno e I Fiori Blu.

Nel palestra dell’Istituto Francesco Cavazza per non vedenti a 

Bologna, abbiamo improvvisato uno shooting con poche luci 

disponibili. Sotto la direzione attenta di Martina PALMIERI, che aveva ideeprecise sui dettagli da mettere in evidenza, abbiamo per 

lo più evitato di far posare i performer. Era fondamentale lasciare che i loro movimenti e gesti rimanessero fluidi e naturali. Con la 

mia macchina fotografica li ho seguiti nel loro modo di occupare 

lo spazio e di interagire tra loro.

Il divertimento era sempre la priorità. Stare bene insieme, 

divertirsi e accettarsi senza giudizio sono valori fondamentali di 

questo gruppo teatrale.

Questa filosofia influenza anche il mio lavoro fotografico. L’ho 

sviluppato lentamente, rispettando le mie possibilità — comprese quelle logistiche, visto che vivo a Marsiglia — e la mia crescente ammirazione per il loro lavoro. 

Apprezzo la loro capacità di aggiornare temi antichi e universali, così come la dimensione terapeutica della loro pratica, che non 

compromette mai la qualità artistica.

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